Partita IVA e regime forfettario per la stampa 3D nel 2026
Avviso importante. Questo articolo è una guida informativa, non una consulenza fiscale. Le regole fiscali cambiano, dipendono dal codice ATECO esatto e dalla tua situazione personale, e un errore può costare migliaia di euro. Prima di aprire una partita IVA o scegliere un regime, fatti seguire da un commercialista. I numeri qui sotto servono solo a farti arrivare preparato a quella conversazione.
Hai iniziato a stampare per hobby, qualche amico ti ha chiesto un pezzo, poi è arrivato il primo cliente vero. A un certo punto la domanda diventa inevitabile: "devo aprire la partita IVA?". Vediamo come funziona nel 2026, senza giri di parole ma con tutte le cautele del caso.
Quando serve la partita IVA
La regola di fondo è la continuità. Una vendita sporadica e occasionale può rientrare nella prestazione occasionale; un'attività svolta in modo abituale e organizzato richiede la partita IVA, a prescindere dall'importo.
Il confine tra "occasionale" e "abituale" non è una soglia di euro netta: è una valutazione che tiene conto di quanto vendi, con che frequenza, se ti pubblicizzi, se hai un'organizzazione dedicata. Proprio perché è un'area grigia, è il primo punto su cui sentire un commercialista invece di basarsi su quello che "ha letto un tizio su un forum".
Il regime forfettario nel 2026, in breve
Per la maggior parte dei maker che iniziano, il regime di riferimento è il forfettario, pensato proprio per le piccole attività individuali. Ecco i numeri chiave aggiornati al 2026.
- Soglia di accesso: ricavi/compensi fino a 85.000 € l'anno. Se in corso d'anno superi 85.000 ma resti sotto 100.000, esci dal forfettario dall'anno dopo; se superi 100.000 €, l'uscita è immediata.
- Come si calcola il reddito: non si scaricano i costi reali. Si applica un coefficiente di redditività ai ricavi incassati. Per le attività di tipo manifatturiero/artigianale il coefficiente tipico è il 67%, ma dipende dal codice ATECO esatto della tua attività — ed è esattamente una delle cose da far verificare al commercialista.
- Imposta: un'unica imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni se l'attività è nuova e rispetta i requisiti di legge. Sostituisce IRPEF e addizionali.
- Principio di cassa: conta ciò che incassi nell'anno, non ciò che fatturi. Una fattura emessa a dicembre e pagata a gennaio conta per l'anno dopo.
- IVA: in forfettario operi in franchigia: emetti fatture senza IVA. È un vantaggio competitivo verso i privati (il tuo prezzo non si carica del 22%), ma non puoi detrarre l'IVA sugli acquisti.
- Fattura elettronica: obbligatoria anche per i forfettari. Niente più ricevute cartacee.
I contributi INPS (la voce che molti dimenticano)
Le tasse non sono tutto: ci sono i contributi previdenziali, e pesano. Un maker inquadrato come artigiano versa alla Gestione Artigiani contributi fissi annuali (nell'ordine dei ~4.200 € fino a un certo reddito minimale) più una quota percentuale sul reddito eccedente.
C'è un'agevolazione utile: i forfettari possono chiedere la riduzione del 35% sui contributi, ma va comunicata all'INPS entro il 28 febbraio di ogni anno. È il tipo di scadenza che, se la perdi, paghi di più per un anno intero — un altro motivo per avere un commercialista che te le presidia.
Un esempio numerico (illustrativo)
Maker artigiano, primo anno di attività, 30.000 € incassati, coefficiente 67%, aliquota agevolata 5%.
- Reddito imponibile: 30.000 × 67% = 20.100 €
- Contributi INPS versati (ipotesi): ~4.500 €
- Base imponibile dopo contributi: 20.100 − 4.500 = 15.600 €
- Imposta sostitutiva 5%: 780 €
Totale tra imposta e contributi in questo esempio: circa 5.280 € su 30.000 incassati. I numeri reali dipendono dal tuo inquadramento esatto: questo è solo un esempio per capire il meccanismo, non un calcolo da applicare al tuo caso.
Cosa c'entra Makerly (e cosa no)
Makerly ti aiuta sulla parte commerciale del tuo lavoro: calcolare i prezzi con margini corretti, generare preventivi e fatture-tipo, tenere traccia di clienti, ordini e incassi. Avere i numeri in ordine rende molto più semplice il lavoro del commercialista (e gli costa meno tempo, quindi a te meno soldi).
Quello che Makerly non fa — e nessun software dovrebbe far finta di fare — è sostituire un professionista per l'apertura della partita IVA, la scelta del codice ATECO, il calcolo definitivo di imposte e contributi e le dichiarazioni. Quello è terreno del commercialista, punto.
Domande frequenti
Posso vendere stampe 3D senza partita IVA? Solo in modo realmente occasionale e non organizzato. Se l'attività diventa continuativa serve la partita IVA, indipendentemente dagli importi. È una valutazione caso per caso: chiedi a un commercialista.
Quanto costa aprire e gestire una partita IVA forfettaria? L'apertura in sé è gratuita, ma vanno messi in conto i contributi INPS e l'onorario del commercialista. È un costo che si ripaga in fretta se inizi a fatturare con regolarità.
Il forfettario conviene sempre? Quasi sempre per chi inizia con volumi contenuti, ma non in tutti i casi (per esempio se hai costi reali molto alti che nel forfettario non puoi scaricare). È, di nuovo, una valutazione da fare con un commercialista sui tuoi numeri.
Le informazioni di questo articolo sono aggiornate al 2026 e hanno scopo divulgativo. Non costituiscono consulenza fiscale. Per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista abilitato.
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